IL PROGRAMMA




PROGRAMMA LISTA PADOVA SOLIDALE FIORE SINDACO





1)    Il nuovo ospedale. Su questo punto, confortati anche dalle posizioni della CGIL,  riteniamo che dovremmo esprimere un parere negativo su questa scelta. Anzi,  al di là delle diverse affermazioni del sindacato, che comunque sono logicamente sempre state stemperate da una patina di “istituzionalità”. Vi è il rischio che quest'opera dai costi immensi si trasformi in un colossale spreco di risorse pubbliche in favore dei privati con il meccanismo del Progetto di finanza. In secondo luogol'USL 16 dispone, oltre all'Ospedale Giustinianeo, anche del Sant'Antonio e dell'Ospedale ai Colli, quest'ultimo con spazzi di espansione interna grandissimi. Il costo esorbitante dell'opera, tenendo anche conto che, a causa della crisi, l'ipotesi di recuperare circa 500 milioni di € dalla vendita della vecchia struttura, oggi è pura demagogia. C'è poi un'altra questione grave che sinora  è passata sotto silenzio, e che va, invece, denunciata con forza all'opinione pubblica: a fronte del costo davvero faraonico dell'opera le ipotesi progettuali prevedono un calo di circa 400 posti letto nel nuovo ospedale. E' una vera assurdità, ad una spesa colossale si abbina una diminuzione dei servizi forniti alla cittadinanza, cadendo ancora una volta nella logica di una “sanità di classe”. I    cittadini saranno costretti a rivolgersi alle strutture private convenzionate e non, e, contemporaneamente, ci sarà una significativa riduzione del personale ospedaliero conseguente al calo dei posti letto.
Siamo contrari all’ipotesi di chiusura della maggior parte dei Distretti sanitari territoriali ed il loro accorpamento presso Ospedale dei Colli con intervento massiccio di finanziamenti privati.
2)    L'inceneritore di Camin e la Camionabile lungo l'Idrovia.  Sono accadute e accadono cose gravissime, che riteniamo finiranno prima o poi sotto le lenti della magistratura. Un esempio per tutte: oggi a Camin si bruciano a pagamento, oltre ai rifiuti indigeni, anche quelli provenienti da mezza Italia, nonostante i ripetuti moniti dell'ARPAV che segnalano quote di diossina superiori a quanto previsto dalle norme di legge per  un raggio di circa 5 chilometri. Numerosi dati in proposito sono reperibili nel sito internet padovano di Legambiente.  Non dimentichiamo, inoltre, che HERA, e fino a poco tempo fa APS, sono aziende private quotate in borsa, perciò è corretto sostenere che si accumulano profitti a spese della salute dei padovani.  Strettamente collegata all'inceneritore c'è un'altra bomba ecologica, quella del progetto di una nuova camionabile lungo lo scheletro dell'Idrovia Padova-Venezia. Tale camionabile, che viene presentata come la risposta più efficace per ridurre il congestionamento del traffico nella statale Piovese da e per Sottomarina, in realtà rientra nella rete infrastrutturale del progetto di Veneto City. Se, in futuro, l'inceneritore dovesse coesistere con la camionabile tutta l'area da Padova Est fino ai comuni della Zona dei Vivai vedrebbe completamente stravolto il proprio livello di qualità della vita; essendo strangolata  in una vera e propria morsa, da una parte del duplice inquinamento delle due strutture, dall'altra lo stravolgimento urbanistico e la micidiale attrazione di traffico privato legato Veneto City.
3)    Sviluppo urbanistico e territorio: oramai è acclarato che l’espansione urbanistica prevista è esorbitante: sono arrivati appelli sia dalle realtà ambientaliste sia dalla personalità della cultura padovana per una rivisitazione di queste scelte. Quindi ridimensionamento delle previsioni del PAT e possibile riformulazione con una pianificazione concordata con i comuni contermini.
4)    L'emergenza abitativa. Su questo argomento va segnalata l'inconsistenza dell'operato dell'assessore alla casa Di Masi, che, considerando l'incarico come un trampolino di lancio verso future più ambite poltrone, si è limitato a gestire l'ordinaria amministrazione senza un programma per il futuro né un piano per fronteggiare le nuove emergenze conseguenti alla crisi. Per quanto riguarda gli sfratti, non è più come prima del 2007 quando i proprietari volevano liberare gli alloggi per farne salire il valore, oggi anzi l'offerta di affitto è superiore alla domanda, il problema, perciò, è diventato quello dei canoni spropositati rispetto alla ridotta capacità di reddito dei potenziali locatori. Allo stesso modo anche gli sfratti, attualmente, salvo qualche eccezione, sono quasi tutti per morosità. L’obiettivo dovrebbe essere di aumentare gli aiuti  dall'Ente pubblico per sanare le morosità e per aiutare le famiglie con contributi per i canoni d'affitto e per le spese di riscaldamento. La seconda lacuna alla quale riteniamo sia necessario porre rimedio è legata alla convinzione che, specie nella attuale situazione di impoverimento di massa, è diventato  inaccettabile il diffuso malcostume del permanere negli alloggi pubblici di persone proprietarie di altri immobili o titolari di redditi tali da consentire loro altre scelte abitative.
      Pensiamo inoltre che sia necessario revocare la decisione di vendita delle case di proprietà comunale. Il Comune di Padova, insieme agli altri capoluoghi provinciali del Veneto e ad altri comuni veneti dove esiste emergenza abitativa, prema fortemente sulla Regione affichè venga revocata la decisione di vendita delle case A.T.E.R. Il Comune acquisti dai privati e dall’INPS case vuote al minor prezzo possibile: in sede ANCI (Veneto e /o Italia) chieda una legge (regionale e/o nazionale) per un prezzo ancorato al valore catastale scontato.
    Insomma: aumentare, anziché diminuire, il numero delle case pubbliche da affittare alle famiglie meno abbienti.

5)    I costi della politica. Compagni, siamo convinti che prima di tutto noi dobbiamo fare su questo punto un salto di qualità nella nostra cultura politica, per recuperare il terreno perduto: anche questa è una questione di classe. Tutte le risorse che finiscono nel fiume delle clientele di natura politica ed elettorale, sono risorse in ultima istanza pagate o comunque sottratte alle classi popolari, operai, impiegati, pensionati, disoccupati, precari, ecc.. Non possiamo lasciare questa fondamentale politica di moralizzazione al quasi esclusivo monopolio del Movimento 5 Stelle. Facciamo solo due esempi fra i tanti riguardanti il Comune di Padova. Primo, le “consulenze esterne” costano circa 4 milioni all'anno; in quasi tutti i casi potrebbero essere evitate ricorrendo alle competenze del personale. Secondo, la spesa per il sociale ammonta ad oltre 18 milioni sempre all'anno, troppo poco sia in percentuale sul bilancio che in valore assoluto, su questo non c'è dubbio.
6)    Disoccupati. Stanziare un fondo per pagare lavoratori disoccupati che facciano lavori utili (quindi non più sussidi a persone in grado di lavorare) e chiedere di non utlizzare la formula dei vouchers.
7)    Asili nido e scuole materne. Aumentare i posti negli asili nido comunali esistenti ampliandoli e, se necessario , costruendone di nuovi per soddisfare tutte le richieste finora non soddisfatte.

NOTA BENE: Occorre fare un censimento preciso degli asili nido comunali esistenti, di quelli in costruzione e in programma, con i relativi posti disponibili. Lo stesso và fatto per gli asili nido privati (presso comune-Settore Politiche Scolastiche).
    Il Comune prema sul ministero della Pubblica Istruzione perché costituisca nuove sezioni di scuole materne statali in città che, ( a parte il costo della mensa), favorirebbero la frequenza dei bambini delle famiglie meno abbienti.
NOTA BENE: Anche in questo caso occorre fare un censimento preciso delle scuole materne statali, comunali gestite in proprio dal comune o da altri enti convenzionati col comune, private gestite da vari enti religiosi e laici con i relativi posti disponibili.
      Sul versante delle problematiche della scuola è urgente ripristinare il servizio di trasporto pubblico per gli scolari e per gli utenti delle scuole dell’infanzia e asili nido nei quartieri periferici, cosa che tanti disagi provocano alle famiglie di Padova
8)    ZIP-Zona industriale di Padova. Fusione interporto S.p.a. per incorporazione di Consorzio ZIP? Non sembra necessaria, dato che hanno compiti strategici diversi.
      Ma il Consorzio  ZIP sta esaurendo i suoi compiti perché ormai ha pochi terreni da assegnare, mentre deve continuare a fare le manutenzioni delle opere di urbanizzazione realizzate a suo tempo. E allora? Interporto S.p.a. prosegua autonomamente la sua strada finora ben percorsa, aggregandosi magari con altri interporti del Veneto e dell’Italia centro settentrionale.
      Il Consorzio ZIP potrebbe rimanere come ente che , oltre a svolgere i compiti tradizionali in via di parziale esaurimento ( quindi fare essenzialmente le manutenzioni delle opere di urbanizzazione), potrebbe, sotto le indicazioni dei suoi soci (Comune, Provincia, Camera di Commercio) guidare il necessario riordino urbanistico e funzionale della Zona Industriale. Si tratta cioè di programmare l’utilizzo delle aree non edificate e degli edifici esistenti non utilizzati verso gli usi desiderati dai tre enti pubblici (*). Se non si procede così, la risistemazione urbanistica e funzionale della Zona Industriale avverrà spontaneamente, cioè disordinatamente ( ciò in parte è già avvenuto nella ZIP, in altre zone industriali venete e italiane dove possiamo vedere mescolati stabilimenti industriali, uffici, supermercati, locali notturni, condomini, ville e ruderi di vario genere).
Nella riqualificazione funzionale della ZIP dovrà essere privilegiata l’attività produttiva, senza la quale, come dice giustamente l’attuale presidente Ingegner Boschetti, “Non c’è terziario, non ci sono logistica e trasporto di merci”perché non ci sono le merci, o meglio ci sono solo le merci prodotte altrove nel mondo.
NOTA BENE: è probabilmente opportuno che rimanga un ente di gestione unitaria della ZIP per attuare i compiti sopra detti; ed è bene che i relativi costi non siano sostenuti solo dai tre soci pubblici, ma anche dalle aziende che operano nella ZIP
9         9)    Aziende di servizi pubblici locali controllate o partecipate 
                dal Comune di Padova
1         10)    ( N.B. Procurarsi i fascicoli di bilancio degli ultimi tre anni)

10) → ACEGAS APS ( Acqua , gas metano, rifiuti, energia elettrica). Da poco incorporata in HERA, la quale opera negli stessi settori in Emilia Romagna. HERA è quotata nella borsa di Milano ed è controllata in maggioranza da numerosi comuni, fra i quali – dopo la fusione – Padova e Trieste. Questo controllo maggioritario pubblico non deve venire meno. Altre eventuali operazioni industriali-finanziarie importanti dovranno vedere preventivamente la partecipazione organizzata dei cittadini
APS (Trasporti pubblici locali) e ipotesi di fusione tra APS, BusItalia (ex SITA opera in provincia di Padova)  e addirittura ACTV (Trasporti pubblici nel a Venezia e dintorni). Anche qui non deve venire meno il controllo pubblico; deve essere assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali e mantenere i servizi per i cittadini evitando tagli per l’utenza.

*. In collaborazione necessaria con le aziende private e pubbliche che intendono installarsi nella ZIP, come da vari decenni stanno facendo le province di Trento e Bolzano.

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